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Apri la guida sulla vulvodiniaIl dolore pelvico interessa la parte bassa dell’addome e la regione del bacino. Può essere continuo oppure comparire in alcuni momenti della giornata. Le linee guida dell’Associazione europea di urologia descrivono come cronico un dolore persistente o ricorrente per almeno tre mesi; per alcuni disturbi ciclici può essere appropriato un periodo superiore a sei mesi. La durata, da sola, non identifica la causa.
Un dolore acuto compare da poco e richiede un inquadramento adeguato alla situazione. Nel dolore cronico contano anche il suo andamento e l’effetto sulle attività quotidiane. Non occorre aspettare che trascorrano mesi per chiedere una valutazione medica. Fonte: linee guida europee, definizioni del dolore pelvico.
Capire l’origine può richiedere tempo perché disturbi diversi producono sintomi simili. Il medico raccoglie la storia del problema, valuta i sintomi e decide quali accertamenti siano pertinenti. La sede del dolore o una descrizione letta online non bastano per stabilire una diagnosi. Fonte: valutazione diagnostica nelle linee guida europee.
Tra le condizioni da considerare ci sono problemi ginecologici, urologici, intestinali, nervosi e muscolari. Questo elenco non è una classifica di frequenza: alcune condizioni possono coesistere e richiedono valutazioni diverse.
Questo elenco è informativo. Solo un medico può valutare la causa nel tuo caso.
Fonte: servizio sanitario britannico, cause del dolore pelvico; linee guida europee, condizioni e sindromi pelviche; servizio sanitario britannico, vaginismo.
La prostatite cronica e la sindrome da dolore pelvico cronico maschile possono accompagnarsi a dolore nel perineo, nella parte bassa dell’addome o nei genitali. Possono esserci disturbi urinari o dolore durante o dopo l’eiaculazione. Sintomi simili non indicano necessariamente un’infezione batterica: la valutazione medica serve a distinguere le situazioni e a escludere altre cause.
Fonte: istituto statunitense per le malattie digestive e renali, prostatite e dolore pelvico.
Per approfondire aspetti del dolore pelvico già trattati nel sito, puoi leggere la guida sul nervo pudendo e l’articolo su dolore pelvico e desiderio sessuale.
La vulvodinia riguarda un dolore persistente della vulva; quando il dolore è localizzato nella zona all’ingresso della vagina si parla di vestibulodinia. Il termine dispareunia descrive il dolore associato ai rapporti e non identifica, da solo, una causa. L’endometriosi è un’altra condizione da valutare nell’inquadramento del dolore pelvico. Sintomi al contatto, durante i rapporti o legati al ciclo vanno descritti al medico, senza attribuirli automaticamente a un unico problema.
Fonte: servizio sanitario britannico, vulvodinia; dolore pelvico e cause ginecologiche.
Nel sito trovi la guida sulla vulvodinia e un approfondimento su endometriosi e dolore nel pavimento pelvico.
Il dolore pelvico può avere origini diverse. Una valutazione osteopatica non sostituisce il medico e non serve a formulare diagnosi mediche o a prescrivere esami e farmaci.
Se il problema non è mai stato valutato, se i sintomi sono nuovi o se peggiorano rapidamente, rivolgiti prima al medico o al servizio sanitario appropriato.
Quando rivolgersi prima al medicoIl percorso può coinvolgere professionisti diversi, secondo i bisogni della persona. Le linee guida europee descrivono una gestione multimodale e multidisciplinare: interventi diversi, coordinati e adattati alla situazione. Il servizio osteopatico rientra nel proprio ambito e non sostituisce l’inquadramento medico.
Prima del contatto puoi annotare quando è iniziato il dolore, quali attività lo modificano e quali valutazioni hai già svolto. Queste informazioni aiutano a raccontare la tua esperienza; non occorre inviare dati sanitari nel modulo organizzativo del sito. Per conoscere le modalità degli incontri, leggi Primi passi oppure chiedi informazioni sui servizi.
Fonte: linee guida europee, gestione del dolore pelvico.


