CHI SONO.

Osteopata dolore pelvico a Roma: Chi sono e perché faccio questo lavoro

TL;DR: sono il Dott. Michelangelo Lecce, osteopata dolore pelvico a Roma.
Il mio percorso nasce da una storia personale vissuta accanto a chi soffriva di dolore pelvico e nevralgia del pudendo.
Da allora ho dedicato la mia pratica a nevralgia del pudendo, vulvodinia, dolore pelvico cronico e disfunzioni del pavimento pelvico,
con un approccio osteopatico biopsicosociale basato sulle evidenze più recenti.

Come osteopata dolore pelvico Roma, sono Osteopata D.O. e laureato in Psicologia e lavoro quasi esclusivamente con dolore pelvico cronico, nevralgia del pudendo e vulvodinia,
integrando trattamento manuale, esercizio terapeutico ed educazione sul dolore.

Pagina informativa, non sostituisce il parere del medico.

Glossario essenziale (per orientarsi in questa pagina)

  • Dolore pelvico cronico: dolore nella regione del bacino che dura oltre 3–6 mesi e limita la qualità di vita.
    In pratica è quel dolore che non passa con la classica “cura di due settimane” e finisce per condizionare lavoro, rapporti e sonno.
  • Dolore nociplastico: dolore dovuto a una elaborazione alterata dei segnali nel sistema nervoso, spesso senza lesioni proporzionate ai sintomi.
    Si può riassumere come un sistema nervoso che ha alzato il volume del dolore anche quando i tessuti non sono più in pericolo immediato.
  • Modello biopsicosociale: approccio che considera insieme fattori biologici, psicologici e sociali nella cura del dolore.
    Vuol dire che il dolore non è solo un nervo o un muscolo, ma il risultato di corpo, emozioni, pensieri e contesto di vita che interagiscono tra loro.
  • Sensibilizzazione centrale: aumento della sensibilità del sistema nervoso centrale che amplifica il dolore e lo rende più persistente.
    In termini semplici, il cervello e il midollo imparano il dolore e iniziano a reagire in modo esagerato anche a stimoli minimi.

Il mio percorso personale: dal dolore vissuto alla scelta di occuparmi di dolore pelvico

 

Tutto è cominciato con lei. Con Giulia, nome di fantasia per tutelare la sua privacy.
All’inizio della nostra relazione stava bene, era solare, piena di vita.
Poi, dopo circa un anno, è iniziato il dolore. Dolori anali intensi, stitichezza, impossibilità di stare seduta.
La sua vita lavorativa è diventata un inferno. Il suo mondo è stato ridotto alla distanza tra il letto e il divano,
mentre cercava qualsiasi posizione che le permettesse un minimo di sollievo.
Stare sdraiata era l’unica possibilità. Alla fine ha perso il lavoro.

La sua esistenza era diventata una sequenza di rinunce, mentre il dolore entrava in ogni spazio della vita quotidiana.
Anche la nostra relazione ha iniziato a cambiare, non per mancanza di amore, ma per la distanza che il dolore cronico può creare tra due persone.
Il dolore le era entrato nelle ossa e nell’anima. Il semplice contatto fisico era diventato fonte di sofferenza.

Persino lavarsi era diventato un calvario. Il contatto dell’acqua sulla pelle le provocava una sensazione di ustione insopportabile.
Eppure doveva continuare a farlo, a mantenere l’igiene personale, trasformando ogni doccia in un atto di puro coraggio.
Oggi so che quadri del genere possono essere legati a fenomeni come l’allodinia e alla sensibilizzazione del sistema nervoso,
che porta a percepire come dolorosi anche stimoli normalmente innocui.

I gesti più intimi, quelli che di solito fanno parte di una relazione d’amore, erano diventati impensabili.
Un abbraccio prolungato, una carezza, un bacio appassionato: tutto veniva filtrato dal sistema nervoso come se fosse una minaccia.
Ogni contatto era interpretato come qualcosa da cui difendersi, in qualsiasi parte del corpo.

Abbiamo consultato numerosi specialisti. Molti medici, molte visite.
Le risposte si somigliavano tutte: «Ci vuole tempo», «Non si vede niente di grave», «Bisogna imparare a conviverci».
Fisioterapia, osteopatia, farmaci, esami. Nessun cambiamento stabile.
Il senso di impotenza nel non poter cambiare la situazione era una ferita profonda.
Ricordo passeggiate nel parco vicino casa in cui le lacrime scendevano in silenzio.
Il volto fermo, lo sguardo nel vuoto, e dentro solo una domanda: come è possibile che nessuno riesca ad aiutarla davvero?

Poi lei si è trasferita all’estero con la famiglia.
La lontananza, la frustrazione di un dolore che non cedeva, le domande senza risposta, i tentativi terapeutici falliti:
tutto questo ha consumato il nostro legame.

Dalla sofferenza personale alla missione professionale

Nei mesi successivi ho iniziato a mettere ordine dentro quella sofferenza.
Avevo da tempo il desiderio di diventare osteopata.
In quel momento ho capito che non volevo limitarmi a fare l’osteopata in generale.
Volevo provare a comprendere in profondità proprio quella forma di dolore che aveva cambiato la vita a una persona che amavo.
Non volevo che altre persone passassero anni senza un nome, senza una diagnosi, senza un percorso sensato.

Dopo il diploma in osteopatia, con una tesi che esplorava l’ipotesi di trattamento osteopatico nella nevralgia del pudendo,
ho iniziato a seguire persone con dolore pelvico cronico e sospetta neuropatia pudendale.
In studio ho incontrato decine, poi centinaia di persone sedute davanti a me con lo sguardo spento, la voce rotta,
il corpo piegato da un dolore che spesso non veniva riconosciuto da nessuno.
Molti avevano consultato numerosi specialisti, ascoltando frasi come «non hai nulla», «è tutto nella tua testa», «non c’è più niente da fare».

La mia prima grande guida scritta sulla nevralgia del pudendo è nata da qui.
È stato il modo per dire in modo strutturato che il dolore pelvico esiste, ha basi neurobiologiche,
è inserito in una rete complessa di fattori biomeccanici, nervosi, psicologici e sociali,
e merita percorsi di cura realistici ma costruiti con rigore.

L’esperienza clinica e la nascita di un metodo

Negli anni la mia attività si è concentrata quasi solo su nevralgia del pudendo, vulvodinia, prostatite cronica / sindrome da dolore pelvico cronico maschile e dolore post‑chirurgico pelvico.
Ho seguito più di 1500 persone con dolore pelvico cronico, raccogliendo dati osservazionali sulla risposta ai percorsi integrati.
In una parte rilevante di questi percorsi ho visto un miglioramento importante dell’intensità del dolore, della funzione e della qualità di vita,
con tempi e traiettorie diverse da persona a persona.

Parallelamente ho approfondito i criteri di Nantes per il riconoscimento della nevralgia del nervo pudendo,
le caratteristiche del dolore neuropatico e nociplastico, la neuromatrice del dolore e il ruolo dei fattori ambientali nella cronificazione.
La domanda però restava sempre la stessa: come trasformare questi concetti in interventi concreti che aiutino davvero chi entra in studio?

Da questo lavoro continuo è nato quello che oggi chiamo “Metodo Michelangelo”.
Non è un protocollo rigido, non è una formula magica.
È una cornice di lavoro che integra valutazione biomeccanica globale, trattamento osteopatico mirato su bacino e pavimento pelvico,
fisioterapia del pavimento pelvico, educazione neuroscientifica al dolore e strategie psicologiche,
in linea con i percorsi che considerano il dolore pelvico cronico un fenomeno complesso e multidimensionale.

Nel tempo ho selezionato e combinato tecniche miofasciali per i tessuti profondi, principi chiropratici per aggiustamenti articolari mirati,
influenze dal lavoro sulla fascia e sulla postura globale,
cercando di restare fedele a due pilastri: il rispetto della persona che ho davanti e il confronto con l’evidenza scientifica disponibile.

Un ponte tra scienza e umanità

Ho scelto uno stile che tenga insieme narrazione e rigore perché il mio lavoro vuole essere un ponte, non un muro.
Un ponte tra evidenza scientifica e umanità della cura, tra competenze tecniche e ascolto attivo, tra chi cura e chi è curato.

Se stai leggendo queste righe come paziente, voglio dirti che credo alla realtà del tuo dolore.
Conosco da vicino, anche attraverso la mia storia personale, la fatica di convivere con un dolore che non si vede agli esami,
la solitudine, la paura di non uscirne mai.
Esiste un percorso possibile, non lineare e non uguale per tutti, ma reale.
Si costruisce passo dopo passo, con un lavoro condiviso.

Se sei un medico, un fisioterapista, un osteopata o un altro professionista sanitario,
spero che parte di questo percorso ti possa essere utile per riconoscere precocemente le forme di dolore pelvico complesse,
evitare ritardi diagnostici e creare team in cui ognuno porta le proprie competenze senza sovrapporsi agli altri.

Michelangelo Lecce
Roma, febbraio 2026

Chi sono oggi come osteopata dolore pelvico a Roma

Osteopata dolore pelvico Roma Michelangelo Lecce

Mi chiamo Michelangelo Lecce, sono un osteopata dolore pelvico a Roma
e mi occupo quasi esclusivamente di nevralgia del pudendo, vulvodinia, dolore pelvico cronico e disfunzioni del pavimento pelvico.

Dopo il diploma in osteopatia ho completato la laurea in Psicologia con una tesi sperimentale sul dolore cronico e nociplastico nei contesti ambientali,
lavorando su casi clinici e su come fattori psicologici e sociali modulano l’esperienza del dolore.
Ho utilizzato il modello dell’International Association for the Study of Pain,
che definisce il dolore come esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole legata a un danno reale o potenziale,
per integrare fin dall’inizio dimensione corporea ed emotiva.

In studio il mio obiettivo è costruire percorsi personalizzati che combinano valutazione accurata, trattamento manuale, esercizi mirati
ed educazione sul funzionamento del dolore, con l’idea di restituire alla persona più autonomia possibile nella gestione della propria condizione.

Se stai cercando un osteopata dolore pelvico Roma che abbia scelto di dedicare la propria pratica quasi solo a queste condizioni, questo è il tipo di lavoro che svolgo ogni giorno in studio.

Di cosa mi occupo come osteopata

Come osteopata specializzato nel dolore pelvico cronico mi occupo soprattutto di situazioni in cui il dolore è presente da mesi o anni
e interferisce con lavoro, sonno, sessualità e vita sociale.

  • Dolore pelvico cronico: dolore nella zona del bacino che persiste da almeno 3–6 mesi,
    spesso con esami normali ma impatto importante sulla vita di tutti i giorni.
  • Nevralgia del pudendo e neuropatie dei nervi pelvici:
    dolore che peggiora con la posizione seduta, con bruciore, scosse o sensazioni elettriche nel perineo, nei genitali o nell’area anale,
    in linea con i criteri clinici che descrivono il coinvolgimento del nervo pudendo.
  • Vulvodinia e dolore genito‑pelvico nella donna:
    bruciore o dolore vulvare persistente senza causa evidente agli esami,
    che può rendere difficili rapporti sessuali, visite ginecologiche o anche solo stare seduti.
  • Prostatite cronica / sindrome da dolore pelvico cronico maschile (CPPS):
    dolore al perineo, pene, testicoli o basso ventre con eventuali disturbi urinari o sessuali,
    in assenza di infezione acuta.
  • Dolore post‑chirurgico pelvico:
    dolore persistente dopo interventi ginecologici, urologici o proctologici,
    dove cicatrici, cambiamenti meccanici e sensibilizzazione del sistema nervoso possono mantenere i sintomi.

In tutte queste condizioni il dolore non è solo un problema locale.
È il risultato dell’interazione tra sistema nervoso, muscoli, articolazioni, organi pelvici, ormoni, emozioni, pensieri e contesto.
Per questo utilizzo un modello biopsicosociale che mette insieme corpo, mente e ambiente,
in linea con le indicazioni delle linee guida più recenti sul dolore pelvico cronico.

Approccio osteopatico biopsicosociale al dolore pelvico

La mia formazione in Psicologia e gli anni di lavoro con dolore pelvico mi hanno portato a integrare valutazione biomeccanica,
trattamento manuale, educazione sul dolore e attenzione ai fattori psicologici e sociali che mantengono la sintomatologia.
Questo si avvicina a quanto propongono i modelli che vedono il dolore pelvico cronico come un fenomeno multifattoriale.

In pratica, nel mio lavoro integro diversi elementi:

  • Valutazione funzionale di bacino, colonna e pavimento pelvico,
    per individuare zone di tensione, ipo‑ o ipermobilità e schemi di movimento che possono contribuire al carico sul nervo pudendo e sulle strutture pelviche.
  • Trattamento manuale osteopatico mirato a muscoli, articolazioni e tessuti connettivi,
    per ridurre tensioni, migliorare la mobilità e modificare il contesto meccanico in cui il sistema nervoso interpreta gli stimoli.
  • Esercizi personalizzati costruiti su misura, collegati alle attività concrete che vuoi tornare a fare:
    sederti più a lungo, camminare, lavorare, guidare, avere rapporti sessuali con meno paura del dolore.
  • Educazione sul dolore (pain education),
    per comprendere meccanismi come la sensibilizzazione centrale e il dolore nociplastico,
    e ridurre la sensazione che il dolore sia un nemico misterioso o incomprensibile.
  • Strategie pratiche per gestire stress, paura del movimento e schemi di evitamento,
    spesso in collaborazione con psicologi o psicoterapeuti esperti di dolore cronico quando necessario.

L’obiettivo non è “aggiustare un osso fuori posto”, ma accompagnare un cambiamento graduale del sistema nel suo insieme,
rispettando i tempi del corpo e le priorità della persona.

Cosa possono aspettarsi i pazienti

Molte persone arrivano in studio dopo aver già fatto esami, visite e terapie diverse,
spesso con benefici parziali o temporanei.
Gli esami possono dire che è tutto nella norma mentre il dolore continua a limitare la vita quotidiana.

Nel percorso fissiamo obiettivi concreti e realistici, per esempio:

  • ridurre intensità e frequenza del dolore;
  • rendere il dolore più prevedibile e gestibile, con meno picchi improvvisi;
  • aumentare il tempo di seduta tollerato e la capacità di camminare o stare in piedi;
  • ridurre l’impatto del dolore su ansia, umore e qualità di vita, anche attraverso interventi psico‑educativi e comportamentali.

Studi su percorsi integrati per il dolore pelvico cronico mostrano che, anche in quadri di lunga durata,
una parte significativa delle persone può ottenere una riduzione del dolore e un miglioramento del funzionamento.

Non esiste un protocollo unico valido per tutti.
Quello che propongo è un percorso ragionato, costruito insieme, e aggiornato rispetto a ciò che la letteratura scientifica considera oggi plausibile e utile,
sapendo che ogni persona porta una storia, un corpo e un contesto diversi.

Collaborazione con altri specialisti

Il dolore pelvico cronico e la nevralgia del pudendo richiedono spesso un lavoro di squadra.
Quando necessario, mi coordino con ginecologi, urologi, proctologi, medici del dolore,
fisioterapisti del pavimento pelvico e psicologi o psicoterapeuti che si occupano di dolore cronico.

Le principali linee guida sul dolore pelvico cronico raccomandano percorsi interdisciplinari che includano
sia componenti mediche, sia fisioterapia, sia interventi psicologici quando indicato.
Il mio ruolo è portare competenze manuali, funzionali ed educative, integrandole con le altre figure coinvolte.

Nel tempo ho scelto di limitare la mia attività a questo ambito specifico,
proprio per poter dialogare in modo più efficace con i colleghi e inserire il lavoro osteopatico in percorsi coerenti
con le strategie oggi considerate più sensate dalla comunità scientifica.

Domande frequenti

Quante sedute servono in media?

Dipende dalla storia del dolore, dalla durata dei sintomi, dalle comorbilità e da quanto è possibile integrare esercizi e modifiche nello stile di vita.
Per il dolore pelvico cronico ha più senso pensare a un percorso di alcuni mesi con rivalutazioni periodiche,
piuttosto che a poche sedute isolate.

L’osteopatia può sostituire farmaci o interventi?

No. L’osteopatia non sostituisce la valutazione medica, i farmaci necessari o gli eventuali interventi.
Può inserirsi come parte di un percorso più ampio, in accordo con gli specialisti che ti seguono,
contribuendo a migliorare funzione, movimento e percezione del dolore.

Devo già avere una diagnosi precisa di nevralgia del pudendo?

Non è indispensabile.
In molti casi il sospetto emerge strada facendo, utilizzando criteri clinici specifici per il nervo pudendo
e, quando necessario, inviando a neurologi, medici del dolore o altri specialisti per confermare il quadro.

Il trattamento è doloroso?

Il lavoro manuale viene adattato alla sensibilità del paziente.
In presenza di sensibilizzazione centrale, forzare i tessuti non ha senso.
Si lavora con gradualità, concordando insieme intensità e tempi, per ridurre il rischio di riacutizzazioni importanti dopo la seduta.

Segui anche pazienti da fuori Roma?

Sì. In questi casi cerchiamo di concentrare le sedute in brevi periodi e di creare un piano di lavoro domiciliare strutturato,
mantenendo contatti periodici per aggiustare il percorso in base all’andamento dei sintomi.

Note per i pazienti e termini tecnici

  1. Nevralgia del pudendo: forma di dolore neuropatico localizzato nel territorio del nervo pudendo
    (perineo, vulva, pene, area anale), spesso aggravato dalla posizione seduta e attenuato in piedi o distesi.
  2. Dolore neuropatico: dolore dovuto a lesione o disfunzione del sistema nervoso somatosensoriale.
    Può essere percepito come bruciore, scossa, puntura, corrente elettrica.
  3. Dolore nociplastico: dolore con alterazione della modulazione centrale,
    in cui non si trova un danno tissutale proporzionato all’intensità dei sintomi.
    È frequente nel dolore pelvico cronico.
  4. Pavimento pelvico: insieme di muscoli e tessuti che chiudono inferiormente il bacino,
    sostenendo organi come vescica, utero, retto, e partecipando a funzioni urinarie, intestinali e sessuali.
  5. Approccio biopsicosociale: modello che include nel percorso di cura fattori biologici, psicologici e sociali,
    e che viene sempre più utilizzato nei percorsi dedicati al dolore pelvico cronico.

Bibliografia scientifica essenziale

  1. Guideline No. 445: Management of Chronic Pelvic Pain.
    J Obstet Gynaecol Can. 2024. PMID: 38341225.
    Disponibile da: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38341225/Linee guida che propongono un approccio interdisciplinare e biopsicosociale al dolore pelvico cronico femminile.
  2. Biopsychosocial Approaches for the Management of Female Chronic Pelvic Pain: A Systematic Review.
    BJOG. 2024. PMID: 39462817.
    Disponibile da: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39462817/Revisione sulle strategie biopsicosociali (fisioterapia, interventi psicologici e educazione) per il dolore pelvico cronico femminile.
  3. The role of psychosocial factors in the interprofessional management of women with chronic pelvic pain: a systematic review.
    Pain Rep. 2024. PMID: 37961843.
    Disponibile da: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37961843/Analizza l’impatto dei fattori psicosociali e l’importanza di percorsi interprofessionali nel dolore pelvico cronico.
  4. Pudendal Neuralgia.
    In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing.
    PMID: 32965917.
    Disponibile da: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32965917/Revisione sintetica su diagnosi e gestione della nevralgia del pudendo, con riferimento ai criteri clinici più utilizzati.
  5. Impact of Treatment of Pudendal Neuralgia on Pain.
    Int Urogynecol J. 2024. PMID: 39607531.
    Disponibile da: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39607531/Valuta in modo sistematico diversi interventi per la nevralgia del pudendo, evidenziando la necessità di approcci multimodali.
  6. Osteopathic manipulative treatment in pudendal neuralgia: a case report.
    J Bodyw Mov Ther. 2019. PMID: 31103103.
    Disponibile da: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31103103/Descrive l’uso del trattamento osteopatico in un caso di nevralgia del pudendo funzionale, con follow‑up a sei mesi.
  7. Pelvic Pain: Tools for the Neurologist.
    Curr Neurol Neurosci Rep. 2025. PMID: 40675667.
    Disponibile da: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40675667/Descrive il ruolo del neurologo nella valutazione del dolore pelvico cronico e delle neuropatie pelviche.

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Telefono: +39 371 457 9568

Email: nevralgiapudendo@gmail.com

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