Vulvodinia: sintomi, possibili cause e opzioni di gestione del dolore
La vulvodinia è un dolore della vulva che dura almeno tre mesi e per il quale, dopo una valutazione appropriata, non si identifica una causa specifica che lo spieghi. Può manifestarsi come bruciore al contatto, dolore durante i rapporti, fastidio persistente o una combinazione di questi sintomi. Il dolore è reale, anche quando la cute appare normale; allo stesso tempo, non ogni bruciore vulvare è vulvodinia. Prima di formulare questa diagnosi è necessario cercare eventuali condizioni riconoscibili e trattabili.[1], [2]
Alla domanda «come eliminare il dolore?» non esiste una risposta valida per tutte. Molte persone possono migliorare con un percorso personalizzato, ma promettere una guarigione rapida o attribuire ogni caso a una sola causa non sarebbe scientificamente corretto. Le prove più solide riguardano soprattutto la vestibolodinia provocata, una forma in cui il dolore compare quando viene toccata la zona all’ingresso della vagina; non tutti i risultati degli studi su questa forma si applicano alla vulvodinia generalizzata o al dolore spontaneo.[3]
Vulvodinia: sintomi, possibili cause e opzioni di gestione del dolore
La vulva comprende i genitali esterni. Il vestibolo vulvare è la regione compresa tra le piccole labbra, attorno all’ingresso della vagina e all’apertura dell’uretra. Il consenso internazionale ISSVD, ISSWSH e IPPS (società internazionali per le malattie vulvovaginali, la salute sessuale femminile e il dolore pelvico, autrici del consenso) distingue il dolore vulvare dovuto a una condizione specifica dalla vulvodinia, definita come dolore vulvare presente da almeno tre mesi, senza una causa chiaramente identificabile, che può avere fattori associati. Questa distinzione orienta la cura: se il dolore è dovuto, per esempio, a un’infezione attiva o a una malattia della cute, è quella condizione a richiedere attenzione diagnostica e terapeutica. Una condizione specifica e la vulvodinia possono anche coesistere.[1]
La vulvodinia viene descritta in base a caratteristiche utili nella pratica clinica:
| Caratteristica | Che cosa significa |
|---|---|
| Localizzata | Il dolore interessa una zona delimitata, per esempio il vestibolo vulvare. |
| Generalizzata | Il dolore coinvolge un’area più estesa della vulva. |
| Provocata | Il dolore compare o aumenta con il contatto, la pressione o un tentativo di penetrazione. |
| Spontanea | Il dolore è presente anche senza un contatto evidente. |
| Mista | Coesistono caratteristiche localizzate e diffuse, oppure dolore provocato e spontaneo. |
Si considerano anche l’esordio, presente fin dai primi tentativi di inserire un tampone o di avere rapporti, oppure comparso dopo un periodo senza dolore, e l’andamento nel tempo. Queste descrizioni non sono etichette rigide: servono a formulare domande più precise e a scegliere trattamenti pertinenti.[1]
Sintomi e possibili cause
Il sintomo più spesso riferito è il bruciore, ma il dolore può essere descritto anche come puntura, irritazione, sensazione di pelle «scorticata» o indolenzimento. Alcune persone avvertono dolore durante i rapporti penetrativi, con il tampone interno o durante la visita ginecologica; altre provano fastidio con indumenti aderenti, da sedute o anche senza contatto. Il dolore può essere continuo oppure presentarsi a periodi. La sola descrizione dei sintomi non basta per stabilire la diagnosi.[2], [4]
La causa della vulvodinia non è stata ricondotta a un unico meccanismo. Sono stati studiati, fra gli altri, fattori infiammatori, neurologici, ormonali, muscolari e legati all’elaborazione del dolore. Una revisione del 2026 ha trovato associazioni con diverse condizioni, tra cui candidosi vulvovaginale ricorrente, infezioni urinarie ricorrenti, fibromialgia e sindrome dell’intestino irritabile. Un’associazione statistica, però, non dimostra che una di queste condizioni abbia causato la vulvodinia nella singola persona.[5], [4]
Per questo è importante evitare spiegazioni automatiche come «è sempre Candida», «è sempre il nervo pudendo» o «dipende solo dal pavimento pelvico». Ciascuna ipotesi va valutata in rapporto ai sintomi, alla visita e agli eventuali accertamenti. Il dolore può inoltre avere conseguenze sulla sessualità, sul sonno, sulle relazioni e sul benessere emotivo: considerarle nel percorso di cura non significa sostenere che il dolore sia immaginario o «soltanto psicologico».[2], [5]
Vulvodinia e nervo pudendo sono la stessa cosa?
No. Un dolore nella regione vulvare può essere descritto come bruciante o pungente senza che ciò dimostri una lesione o una compressione del nervo pudendo. La classificazione internazionale colloca il dolore dovuto a un disturbo neurologico identificabile tra le cause specifiche di dolore vulvare, distinte dalla vulvodinia. Quando i sintomi suggeriscono un problema neurologico, spetta alla valutazione clinica stabilire se siano necessari approfondimenti: non è corretto equiparare automaticamente le due diagnosi.[1]
Come si fa la diagnosi
Il punto di partenza è una visita medica, generalmente ginecologica, attenta e rispettosa dei tempi della persona. La storia clinica chiarisce dove si trova il dolore, da quanto tempo dura, che cosa lo provoca o lo allevia, quali trattamenti sono già stati provati e se vi sono sintomi cutanei, urinari, vaginali o muscoloscheletrici associati. L’esame della vulva serve anzitutto a cercare condizioni specifiche che possono spiegare il dolore. Vulvodinia non significa «non si vede nulla, quindi non c’è nulla»: significa che il dolore è presente, ma non è spiegato da una causa specifica identificata dopo una valutazione adeguata.[2]
Il medico può usare delicatamente un bastoncino cotonato, il cotton-swab test (test con bastoncino cotonato, usato per localizzare le aree dolenti), per individuare le aree dolenti e distinguere, per esempio, un dolore localizzato al vestibolo da un dolore più diffuso. Il test aiuta a descrivere il quadro, ma non ne rivela da solo la causa. Se indicato dai sintomi e dalla visita, possono servire accertamenti per un’infezione, una valutazione della cute vulvare o altri approfondimenti mirati. Una biopsia della cute non è un esame di routine per «confermare la vulvodinia»: può essere indicata dal ginecologo o dallo specialista quando occorre chiarire una lesione o escludere una malattia cutanea.[2], [4]
La valutazione può includere il pavimento pelvico, poiché dolore e alterazioni della funzione muscolare possono coesistere. Esaminare quest’area non significa presumere che i muscoli siano la causa unica del problema, né obbliga la persona a sottoporsi subito a manovre interne: ogni passaggio deve essere spiegato, concordato e adattato alla tolleranza individuale.[2]
Cura e riduzione del dolore
Non esiste una cura unica per tutte le forme di vulvodinia. Un piano ragionevole parte dalla diagnosi differenziale, considera il tipo di dolore e stabilisce con la persona obiettivi concreti: ridurre il dolore, migliorare la tolleranza al contatto, recuperare attività desiderate e limitare l’impatto sulla qualità della vita. Un trattamento può essere utile anche se il miglioramento è graduale; viceversa, una riduzione dei sintomi osservata in uno studio non dimostra automaticamente che quel trattamento sia superiore al placebo o ad altre opzioni.[2], [4]
Cura delicata della vulva
Se alcuni prodotti aumentano il bruciore, può essere utile rivedere con il curante detergenti, profumi, deodoranti intimi, lavande, assorbenti o preparazioni topiche irritanti. ACOG (Collegio americano degli ostetrici e ginecologi, autore di indicazioni cliniche) consiglia una cura delicata della vulva e l’uso di lubrificanti ben tollerati quando necessari. Sono misure di comfort e protezione della cute: non sostituiscono la diagnosi e non vanno trasformate in regole punitive o in una lunga lista di divieti uguale per tutte.[6], [2]
Riabilitazione del pavimento pelvico
Per la vestibolodinia provocata, la prova clinica più convincente fra i trattamenti conservativi disponibili proviene da uno studio multicentrico randomizzato su 212 donne. Un programma di fisioterapia multimodale, educazione, esercizi con biofeedback (riscontro strumentale dell’attività muscolare, utile per guidare gli esercizi), terapia manuale e dilatazione graduale, ha ridotto il dolore durante i rapporti più della lidocaina topica usata durante la notte. A fine trattamento, il 79% delle partecipanti nel gruppo fisioterapia si dichiarava «molto» o «moltissimo» migliorato, contro il 39% nel gruppo lidocaina; la differenza nel dolore è rimasta a sei mesi. Non si trattava di una singola manipolazione, e il risultato riguarda la popolazione e il programma studiati, non ogni forma di vulvodinia.[3]
Un percorso riabilitativo appropriato non equivale a prescrivere automaticamente contrazioni ripetute del pavimento pelvico o a insistere su manovre che peggiorano il dolore. Contenuti, ritmo e obiettivi vanno definiti dopo una valutazione individuale da parte di professionisti con competenze specifiche nel pavimento pelvico.[2], [3]
Supporto psicologico e sessuologico
La terapia psicologica orientata al dolore e, quando appropriata, il supporto sessuologico possono aiutare a ridurre l’impatto del problema sulla vita quotidiana e sulle relazioni. In uno studio randomizzato su persone con vestibolodinia provocata, la terapia cognitivo-comportamentale di coppia ha prodotto risultati migliori della lidocaina su varie misure, fra cui la spiacevolezza del dolore a sei mesi, la preoccupazione legata al dolore e il disagio sessuale in alcuni momenti della valutazione. Una revisione sistematica del 2025 considera promettenti gli interventi psicoterapeutici, ma segnala che la certezza delle prove resta limitata per alcuni esiti. Ricorrervi non significa che la vulvodinia sia «nella testa».[7], [8]
Farmaci: utili in alcuni casi, non una scorciatoia
Un medico può valutare trattamenti locali o farmaci in base alla situazione individuale. Tuttavia, le prove non giustificano l’affermazione che lidocaina, desipramina o gabapentin eliminino abitualmente il dolore vulvare. In uno studio randomizzato controllato con placebo su 133 donne, lidocaina topica e desipramina orale, da sole o associate, non hanno ridotto l’esito principale di dolore più del placebo. In un altro studio randomizzato, il gabapentin orale non ha migliorato significativamente il dolore al test con tampone rispetto al placebo. Questo non vieta ogni scelta farmacologica individuale, ma richiede di discuterne beneficio atteso, limiti ed effetti indesiderati senza presentarla come soluzione garantita.[9], [10]
Se viene identificata una condizione specifica, per esempio un’infezione documentata o una dermatosi, il relativo trattamento segue invece la diagnosi di quella condizione. Ripetere terapie antimicotiche o applicare nuovi prodotti soltanto perché «brucia» rischia di ritardare l’inquadramento corretto.[2]
Quando si considera la chirurgia
La vestibulectomia riguarda casi selezionati di dolore provocato localizzato al vestibolo che non hanno risposto a trattamenti meno invasivi. Non è un trattamento generale della vulvodinia e non è una prima scelta per il dolore vulvare diffuso. Una revisione sistematica del 2024 ha trovato risultati favorevoli in molte casistiche, ma con definizioni di «successo» molto diverse e la necessità di studi randomizzati migliori. La decisione richiede quindi una valutazione specialistica approfondita dei possibili benefici, rischi e alternative.[11], [2]
Che ruolo può avere l’osteopatia?
In un percorso per il dolore pelvico, un osteopata può contribuire all’ascolto dei sintomi, alla valutazione di problemi muscoloscheletrici concomitanti e, se pertinente, a un supporto non invasivo concordato con la persona e coordinato con gli altri professionisti. Questo ruolo non va confuso con una prova di efficacia specifica dell’osteopatia come cura della vulvodinia. Lo studio randomizzato più rilevante riguarda un programma fisioterapico multimodale per la vestibolodinia provocata: non dimostra che una tecnica manuale isolata, né un trattamento osteopatico, produca da solo gli stessi risultati.[3]
Per chi lavora con persone che hanno dolore vulvare, il contributo più serio è non forzare l’esame o il trattamento, riconoscere quando è necessaria una valutazione ginecologica e collaborare con professionisti competenti nel pavimento pelvico, nel dolore e nella salute sessuale. Nessuna tecnica dovrebbe essere proposta promettendo di «sbloccare il nervo» o di eliminare il dolore in un numero prestabilito di sedute.[2]
Se il dolore non migliora
Un mancato miglioramento non significa che il dolore sia irrimediabile o che la persona «non si stia impegnando». È un motivo per rivedere il percorso: la diagnosi iniziale è ancora convincente? Sono comparse lesioni cutanee o sintomi nuovi? Il dolore è soprattutto provocato, spontaneo o misto? I trattamenti sono stati tollerabili e coerenti con il quadro? ACOG raccomanda un approccio individualizzato e, quando necessario, multidisciplinare; il sollievo può richiedere tempo e non è sempre completo.[2]
Quando anticipare la visita
È opportuno chiedere una valutazione medica se il dolore vulvare persiste, limita i rapporti o le attività quotidiane, oppure se compaiono nuove alterazioni visibili della cute, una lesione, secrezioni insolite o altri sintomi che fanno sospettare una causa specifica. Non occorre aspettare tre mesi per chiedere aiuto: i tre mesi fanno parte della definizione di vulvodinia, non sono un periodo di attesa obbligatorio prima di farsi visitare.[1], [2]
Questo articolo è informativo: non permette di formulare una diagnosi individuale né sostituisce una visita ginecologica o le indicazioni dei professionisti che seguono la persona.
Bibliografia Vancouver
Riferimenti numerati nell’ordine della prima citazione. Gli studi sulla vestibolodinia provocata non vanno estesi automaticamente a tutte le forme di dolore vulvare. Per gli articoli sono stati verificati i dati bibliografici e i risultati riportati nei riassunti PubMed.
- Bornstein J, Goldstein AT, Stockdale CK, Bergeron S, Pukall C, Zolnoun D, et al. 2015 ISSVD, ISSWSH, and IPPS Consensus Terminology and Classification of Persistent Vulvar Pain and Vulvodynia. J Low Genit Tract Dis. 2016;20(2):126-130. doi:10.1097/LGT.0000000000000190. Scheda PubMed
- American College of Obstetricians and Gynecologists. Committee Opinion No. 673: Persistent Vulvar Pain. Obstet Gynecol. 2016;128(3):e78-e84. doi:10.1097/AOG.0000000000001645. Pagina istituzionale
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- Schlaeger JM, Glayzer JE, Villegas-Downs M, Li H, Glayzer EJ, He Y, et al. Evaluation and Treatment of Vulvodynia: State of the Science. J Midwifery Womens Health. 2023;68(1):9-34. doi:10.1111/jmwh.13456. Scheda PubMed
- Gardella B, Spinillo A, Dominoni M, Tiranini L, Cassani C, Nappi RE. A meta-umbrella review of risk factors for vulvodynia: evidence from demographic, psychosocial, and biomedical domains. J Sex Med. 2026;23(4):qdag072. doi:10.1093/jsxmed/qdag072. Scheda PubMed
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- Bergeron S, Vaillancourt-Morel MP, Corsini-Munt S, Steben M, Delisle I, Mayrand MH, et al. Cognitive-behavioral couple therapy versus lidocaine for provoked vestibulodynia: A randomized clinical trial. J Consult Clin Psychol. 2021;89(4):316-326. doi:10.1037/ccp0000631. Scheda PubMed
- Queiroz JF, Sarmento ACA, Aquino ACQ, de Souza ATB, de Medeiros KS, Falsetta ML, et al. Psychotherapy and Psychotherapeutic Techniques for the Treatment of Vulvodynia: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Low Genit Tract Dis. 2025;29(3):280-287. doi:10.1097/LGT.0000000000000881. Scheda PubMed
- Foster DC, Kotok MB, Huang LS, Watts A, Oakes D, Howard FM, et al. Oral desipramine and topical lidocaine for vulvodynia: a randomized controlled trial. Obstet Gynecol. 2010;116(3):583-593. doi:10.1097/AOG.0b013e3181e9e0ab. Scheda PubMed
- Brown CS, Bachmann GA, Wan J, Foster DC. Gabapentin for the Treatment of Vulvodynia: A Randomized Controlled Trial. Obstet Gynecol. 2018;131(6):1000-1007. doi:10.1097/AOG.0000000000002617. Scheda PubMed
- Saçıntı KG, Razeghian H, Bornstein J. Surgical Treatment for Provoked Vulvodynia: A Systematic Review. J Low Genit Tract Dis. 2024;28(4):379-390. doi:10.1097/LGT.0000000000000834. Scheda PubMed
Un primo confronto
Sono Michelangelo Lecce, osteopata e massoterapista, con laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche. Se vuoi capire se una consulenza nel mio ambito possa esserti utile, puoi contattarmi. La diagnosi della vulvodinia e la scelta dei farmaci competono al medico.
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