Dolore Pelvico Cronico, Depressione e Mastociti
I mastociti sono le cellule che collegano l’infiammazione periferica, la neuroinfiammazione
e la depressione nel dolore pelvico cronico. Comprendere questo meccanismo apre nuove
prospettive terapeutiche.
🎯 TL;DR — In 60 secondi
- Mastociti: cellule immunitarie che dirigono l’infiammazione cronica, rilasciano triptasi, istamina, NGF e citochine pro-infiammatorie.
- Dolore pelvico cronico (CPP): associato a densità elevata di mastociti attivati in cistite interstiziale, endometriosi, vulvodinia e CPPS maschile.
- Depressione: le stesse citochine dei mastociti disfunzionano l’asse HPA, alterano il metabolismo della serotonina e attivano la microglia cerebrale.
- Nuovo (2025): le chimasi dei mastociti prevengono la transizione acuto–cronico del dolore; il MCAS aumenta il rischio di depressione e ansia.
- Terapia: approccio multimodale con stabilizzatori dei mastociti, modulatori dell’NGF e supporto psicologico.
📖 Glossario essenziale
Cellula immunitaria residente nei tessuti, in particolare lungo i vasi sanguigni e i nervi. Quando attivata, rilascia mediatori infiammatori con effetti sia locali che sistemici.
Dolore nella regione pelvica presente da almeno 6 mesi, non sempre correlato a ciclo mestruale o attività sessuale. Colpisce uomini e donne con impatto significativo sulla qualità di vita.
Fattore di crescita nervosa rilasciato dai mastociti attivati. Sensibilizza i nocicettori, favorisce la proliferazione delle fibre nervose (sprouting) e amplifica la percezione del dolore.
Enzima rilasciato dai mastociti attivati. La sua concentrazione elevata nei tessuti pelvici e nelle secrezioni prostatiche è un marcatore di infiammazione mastocitica cronica.
Il circuito ipotalamo–ipofisi–surrene che regola la risposta allo stress attraverso il cortisolo. La sua disfunzione cronica è un meccanismo chiave nella depressione associata al dolore cronico.
Infiammazione che avviene nel sistema nervoso centrale, mediata dall’attivazione della microglia. I mediatori dei mastociti periferici possono attraversare la barriera ematoencefalica e attivarla.
Sindrome da attivazione dei mastociti: condizione in cui i mastociti vengono attivati in modo anomalo e ripetuto, causando sintomi multisistemici tra cui dolore cronico, disturbi gastrointestinali e neuropsichiatrici.
Condizione in cui il sistema nervoso centrale diventa ipersensibile agli stimoli dolorosi. Il dolore viene percepito in modo amplificato anche in assenza di un danno tissutale proporzionale.
Enzimi serine-proteasi rilasciati dai mastociti. Recenti ricerche (2025) ne hanno dimostrato un ruolo protettivo nella prevenzione della transizione dal dolore acuto a quello cronico.
La triade CPP, Mastociti e Depressione
✅ Aggiornato 2026
Il dolore pelvico cronico e la depressione coesistono
con una frequenza molto superiore al caso. Le revisioni sistematiche più recenti (2025)
confermano che le donne con CPP presentano una prevalenza quasi doppia di disturbi d’ansia
rispetto alla popolazione generale. La comorbilità con la depressione è anch’essa
significativamente aumentata, con forti associazioni a trauma emotivo precoce, endometriosi
e traumi chirurgici.
I mastociti sono le cellule immunitarie che spiegano questo legame.
Graziottin, Skaper e Fusco hanno dimostrato che i mastociti periferici e centrali
coordinano sia l’infiammazione del dolore pelvico sia la neuroinfiammazione alla base
della depressione. Inoltre, aggiornamenti del 2025 e 2026 hanno precisato
i meccanismi molecolari di questa connessione.
Comprendere questa triade non è solo un esercizio accademico. Significa offrire
ai pazienti un percorso di cura che tratta il dolore pelvico e la depressione
come due facce della stessa medaglia infiammatoria.
Scopri di più sulla condizione principale nella pagina dedicata alla
nevralgia del pudendo
e alla vulvodinia.
Mastocita con granuli intracellulari visibili al microscopio. Quando attivato,
rilascia il contenuto dei granuli (triptasi, istamina, NGF, citochine)
dando avvio alla cascata infiammatoria che alimenta il dolore pelvico cronico
e la comorbilità depressiva.
Il ruolo dei mastociti nel dolore pelvico cronico
I mastociti sono presenti in tutto il corpo, ma si concentrano
in prossimità di vasi sanguigni, nervi e superfici di scambio con l’esterno.
Nei tessuti pelvici svolgono un ruolo di sentinella immunitaria.
Quando vengono attivati da stimoli infiammatori, meccanici o psicologici,
avviano una cascata di eventi che può mantenere il dolore cronico per mesi o anni.
Tre azioni chiave dei mastociti nel CPP
- 1Infiammazione periferica
I mastociti rilasciano triptasi, NGF, istamina, eparina e prostaglandine.
Questi mediatori sensibilizzano i nocicettori periferici e abbassano la soglia del dolore.
Nei tessuti pelvici, la loro densità è significativamente aumentata in pazienti
con cistite interstiziale, endometriosi, vulvodinia e CPPS maschile. - 2Neuroinfiammazione centrale
I mediatori rilasciati dai mastociti periferici attraversano la barriera ematoencefalica.
Questo attiva la microglia cerebrale, le cellule immunitarie del cervello.
L’attivazione microgliale amplifica la percezione del dolore e crea
un ambiente neuroinfiammatorio che favorisce la depressione. - 3Cronicizzazione del dolore
L’NGF rilasciato dai mastociti attivati favorisce lo sprouting neuronale
(proliferazione di fibre nervose) nei tessuti pelvici.
Questo crea nuovi circuiti nocicettivi che mantengono il dolore
anche quando la causa iniziale è risolta.
È il meccanismo alla base della transizione dal dolore acuto al dolore cronico.
uno studio pubblicato nel febbraio 2025 (PubMed 40146206) ha dimostrato che
le chimasi, enzimi prodotti dai mastociti, svolgono un ruolo
protettivo contro la transizione acuto–cronico del dolore.
La loro riduzione o disfunzione favorisce la cronicizzazione. Questo apre
nuove prospettive terapeutiche mirate alle chimasi mastocitiche.
Meccanismo infiammatorio periferico e centrale
Infiammazione periferica nei tessuti pelvici
Nei pazienti con cistite interstiziale (IC/BPS) si trovano
il doppio dei mastociti nell’urotelio e
fino a dieci volte di più nel detrusore
rispetto ai controlli sani (Position Paper AIUG, 2020).
I mastociti si trovano in stretta contiguità con le fibre nervose periferiche.
Questa vicinanza crea un circuito di attivazione reciproca tra nervo e mastocita.
Nel CPPS maschile, i lavori di Done et al. (2012) hanno documentato
livelli elevati di triptasi e NGF nelle secrezioni prostatiche di pazienti
con prostatite cronica. Successivamente, modelli murini di prostatite autoimmune
sperimentale (EAP) hanno confermato che la stabilizzazione dei mastociti
riduce significativamente il comportamento doloroso.
Nella vulvodinia da provocazione, una ricerca del 2025
ha dimostrato che l’accumulo di mastociti induce sprouting neuronale nel tessuto vulvare
e adattamenti a lungo termine nell’espressione genica del midollo spinale
(canali TRPV1 e TRPA1), portando a ipersensibilità vulvare persistente.
Il trattamento con ketotifene fumarato durante la fase infiammatoria
ha prevenuto lo sviluppo del dolore cronico nei modelli animali.
Neuroinfiammazione: il ponte verso il cervello
I mediatori infiammatori rilasciati dai mastociti periferici raggiungono il cervello
attraverso due vie principali. La prima è diretta: alcune molecole piccole
attraversano la barriera ematoencefalica. La seconda è indiretta:
i segnali vagali e spinali attivano circuiti neurali che stimolano
la microglia cerebrale a produrre citochine pro-infiammatorie locali.
| Mediatore | Fonte (mastocita) | Effetto periferico | Effetto centrale |
|---|---|---|---|
| Triptasi | Granuli mastocitici | Sensibilizzazione nocicettori; marcatore di attivazione | Attivazione microgliale indiretta |
| NGF | Sintesi de novo post-attivazione | Sprouting neuronale; ipersensibilità TRPV1/TRPA1 | Modulazione plasticità sinaptica |
| IL-6, TNF-α | Citochine rilasciate post-degranulazione | Infiammazione tessutale; dolore nocicettivo | Disfunzione asse HPA; riduzione serotonina |
| Istamina | Granuli preformati | Vasodilatazione; prurito; dolore viscerale | Alterazione cicli sonno; ansia |
| Chimasi | Granuli mastocitici | Proteolisi locale; ruolo protettivo anti-cronicizzazione | In studio (2025) |
Asse HPA, cortisolo e depressione
L’asse ipotalamo–ipofisi–surrene (HPA) è il sistema di risposta allo stress
dell’organismo. In condizioni normali, uno stimolo stressante attiva l’ipotalamo
a produrre CRH, che stimola l’ipofisi a rilasciare ACTH, che a sua volta stimola
il surrene a produrre cortisolo. Il cortisolo esercita un feedback negativo sull’ipotalamo,
spegnendo la risposta.
Nel dolore pelvico cronico questo circuito si altera. Le citochine pro-infiammatorie
rilasciate dai mastociti (IL-6, TNF-α) interferiscono con il recettore glucocorticoide (GR).
Questo compromette il feedback negativo del cortisolo. L’asse HPA rimane iperattivo
in modo cronico, producendo livelli elevati di cortisolo che danneggiano
l’ippocampo, una regione cerebrale critica per la regolazione dell’umore.
nella depressione conferma che lo stress cronico porta a iperattivazione sostenuta dell’HPA,
con conseguente danno neuronale nelle regioni ippocampali e prefrontali.
La disbiosi intestinale, aumentando la permeabilità intestinale, consente
agli endotossine batteriche di raggiungere il circolo sanguigno,
amplificando la neuroinfiammazione e alterando ulteriormente la produzione di serotonina.
Il circolo vizioso CPP–HPA–Depressione
- Dolore cronico → attivazione continua dell’asse HPA → ipercortisolismo.
- Ipercortisolismo → danno ippocampale → riduzione della capacità di modulare il dolore.
- Mastociti cerebrali attivati → neuroinfiammazione → deplezione di serotonina.
- Deplezione di serotonina → sintomi depressivi → riduzione della soglia del dolore.
- Riduzione soglia del dolore → percezione amplificata → maggiore attivazione mastocitica.
Questo circolo auto-alimentante spiega perché il dolore pelvico cronico
e la depressione tendono a peggiorare insieme nel tempo
senza un intervento che rompa il ciclo infiammatorio.
NGF, serotonina e sensibilizzazione centrale
Il ruolo centrale dell’NGF
L’NGF (Nerve Growth Factor) è forse il mediatore più importante nel legame tra
mastociti, dolore pelvico e depressione. I mastociti lo producono sia direttamente
sia in risposta a stimoli estrogeni, infiammatori e meccanici.
L’NGF agisce sui recettori TrkA e p75 sui neuroni nocicettivi.
Abbassa la soglia dei canali del dolore (TRPV1, TRPA1),
favorisce lo sprouting neuronale nei tessuti infiammati
e mantiene uno stato di allodinia (dolore da stimoli normalmente non dolorosi).
Nei pazienti con CPP, i livelli urinari di NGF sono direttamente proporzionali
alla gravità della patologia.
Serotonina: il messaggero bimodale
Il 95% della serotonina dell’organismo è prodotto nell’intestino.
I mastociti intestinali, quando attivati, alterano la permeabilità della mucosa intestinale
e interferiscono con i precursori della serotonina (triptofano).
Le ricerche sulla mastocitosi (2016, PubMed 26809839) hanno dimostrato che
pazienti con iperattivazione mastocitica presentano livelli significativamente ridotti
di triptofano e serotonina, con aumentata attività dell’enzima IDO1
che devia il triptofano verso metaboliti neurotossici (acido chinolinico, QA).
e alti punteggi di depressione correlano con bassi livelli di triptofano
e alta attività IDO1. Questo fornisce una base biologica misurabile
al legame tra attivazione mastocitica e depressione.
Sensibilizzazione centrale nel CPP
Quando l’infiammazione periferica persiste, si instaura la sensibilizzazione centrale:
il midollo spinale e il cervello diventano iperresponsivi agli stimoli dolorosi.
In questo stadio, il dolore non è più proporzionale al danno tissutale.
I mastociti contribuiscono alla sensibilizzazione centrale sia attraverso
l’NGF a livello dei gangli delle radici dorsali (DRG),
sia attraverso l’attivazione microgliale a livello spinale e sopraspinale.
Condizioni cliniche associate ai mastociti nel CPP
| Condizione | Ruolo documentato dei mastociti | Riferimento |
|---|---|---|
| Cistite interstiziale (IC/BPS) | 2× mastociti nell’urotelio; 10× nel detrusore; triptasi elevata; degranulazione attiva | Sant et al., 1997; AIUG 2020 |
| CPPS maschile (prostatite cronica) | Triptasi e NGF elevati nelle secrezioni prostatiche; mastociti in prossimità dei nervi prostatici | Done et al., 2012; PMC 2026 |
| Endometriosi | Mastociti attivati da estrogeni; rilascio di NGF e istamina; sprouting neuronale peritoneale | Mokhtari et al., 2025; Wang et al., 2025 |
| Vulvodinia da provocazione | Accumulo mastocitico vulvare; sprouting TRPV1/TRPA1; prevenuto da ketotifene fumarato | PubMed 39001871, 2025 |
| Nevralgia del pudendo | Infiammazione perineale sostenuta da mastociti; correlazione con sensibilizzazione centrale | Graziottin et al., 2014 |
Per approfondire le singole condizioni consulta le pagine dedicate:
vulvodinia,
nevralgia del pudendo e
percorso terapeutico completo.
Sindrome da attivazione dei mastociti (MCAS) Nuovo 2025
La sindrome da attivazione dei mastociti (MCAS) è una condizione
in cui i mastociti vengono attivati in modo anomalo, ripetuto e multisistemico.
La sua prevalenza stimata è del 17% della popolazione generale,
rendendola molto più diffusa di quanto si pensasse in passato.
Uno studio pubblicato nel 2025 (Weinstock et al., PMC 12270938) ha analizzato
la prevalenza di disturbi neuropsichiatrici nella MCAS. I risultati mostrano
odds ratio significativamente elevati per depressione, disturbo d’ansia generalizzato,
disturbo da attacchi di panico, ADHD, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbo bipolare.
L’8 pazienti su 8 inclusi nell’analisi clinica presentavano almeno un disturbo neuropsichiatrico.
(antiistaminici, stabilizzatori, inibitori della triptasi) hanno mostrato
miglioramento dei sintomi neuropsichiatrici in una percentuale significativa dei casi.
Questo suggerisce che la neuropsichiatria e la medicina infiammatoria mastocitica
debbano lavorare in stretta integrazione.
Caratteristiche della MCAS nel contesto del CPP
- Associazione frequente con sindrome di Ehlers-Danlos ipermobile (hEDS).
- Comorbilità con POTS (tachicardia posturale ortostatica) e disautonomia.
- Sintomi multisistemici: GI, cutanei, neurologici, pelvici e neuropsichiatrici.
- Spesso sottodiagnosticata nei pazienti con CPP e comorbilità psichiatrica.
(allergologo, immunologo o internista). Il sospetto clinico deve essere comunicato
al proprio medico curante per l’iter diagnostico appropriato.
La diagnosi differenziale con mastocitosi sistemica è fondamentale.
Implicazioni terapeutiche aggiornate 2025–2026
🔬 Evidenze 2025–2026
La comprensione del ruolo dei mastociti nel CPP e nella depressione ha aperto
nuovi bersagli terapeutici. Nessun approccio singolo è sufficiente.
L’evidenza supporta un trattamento multimodale e multidisciplinare.
hanno scopo esclusivamente educativo e divulgativo. Non contengono dosaggi o posologie.
Non sostituiscono la prescrizione medica. Il medico specialista
(algologo, reumatologo, ginecologo, urologo) stabilisce sempre il trattamento individuale.
1. Stabilizzatori dei mastociti
Questi farmaci riducono la degranulazione mastocitica e la conseguente
cascata infiammatoria. I principi attivi di questa categoria includono
cromoglicato di sodio e ketotifene fumarato. Uno studio del 2023 (PMC 10592376)
ha identificato un sottogruppo di pazienti con CPPS e disfunzione mastocitica documentata
che ha risposto positivamente a terapie dirette ai mastociti, con riduzione
significativa dei punteggi di dolore.
Il medico specialista valuta indicazione, opportunità e modalità d’uso.
2. Antagonisti delle citochine
La riduzione di IL-6 e TNF-α attraverso farmaci biologici o farmaci di sintesi mirati
è oggetto di studi nel CPP infiammatorio. Questi approcci mirano a interrompere
il segnale infiammatorio che disfunziona l’asse HPA e riduce la serotonina.
Indicazione e scelta del farmaco sono di stretta competenza medica.
3. Modulatori dell’NGF
Le terapie anti-NGF (anticorpi monoclonali) sono in studio per condizioni
di dolore cronico con componente mastocitica documentata. L’inibizione dell’NGF
riduce lo sprouting neuronale e la sensibilizzazione periferica.
Studi sul modello murino di vulvodinia (2025) hanno mostrato che la regolazione
del pathway NGF durante la fase infiammatoria previene lo sviluppo del dolore cronico.
Queste terapie sono in fase di ricerca clinica avanzata.
4. Supporto all’asse HPA e alla serotonina
Gli interventi che modulano la risposta allo stress riducono il carico
sull’asse HPA e favoriscono la ripresa della produzione di serotonina.
Tra questi rientrano approcci psicoterapeutici (CBT, EMDR),
tecniche di regolazione del sistema nervoso autonomo e,
quando indicato dal medico, farmaci antidepressivi o ansiolitici.
La scelta è sempre individualizzata dallo specialista.
5. Approccio multimodale integrato
supporto psicologico, riabilitazione del pavimento pelvico e trattamento delle comorbilità
sistemiche (disbiosi, disautonomia, ipermobilità) offre i risultati migliori
nei pazienti con CPP e comorbilità neuropsichiatrica.
Il trattamento del dolore pelvico isolato, senza considerare la componente depressiva
e neuroinfiammatoria, riduce significativamente l’efficacia dell’intervento.
Il contributo del trattamento osteopatico
L’osteopatia non agisce direttamente sui mastociti né sulle citochine.
Tuttavia, un approccio osteopatico integrato e specifico per il dolore pelvico cronico
può contribuire al percorso complessivo di cura in diversi modi.
- Riduzione della tensione tissutale: la normalizzazione delle tensioni fasciali
e muscoloscheletriche riduce gli stimoli meccanici che possono attivare i mastociti periferici. - Modulazione del sistema nervoso autonomo: tecniche osteopatiche mirate
al diaframma, alle fasce toracolombari e al rachide sacrale contribuiscono
all’equilibrio parasimpatico/simpatico, con potenziale riduzione del carico
sull’asse HPA. - Supporto alla propriocezione: il miglioramento della consapevolezza corporea
riduce la risposta di allerta al dolore, elemento centrale nel mantenimento
della sensibilizzazione centrale.
esclude manovre interne (intravaginali o transperineali).
Tali tecniche sono di competenza di medici specialisti, fisioterapisti certificati
in fisioterapia pelvica e ostetriche. Per informazioni,
consulta la pagina dei servizi.
Il trattamento osteopatico si inserisce sempre in un percorso multidisciplinare
che include la figura del medico specialista (ginecologo, urologo, algologo, neurologo)
e, quando necessario, dello psicologo o psichiatra.
📝 Note per i pazienti
I termini scientifici di questa pagina spiegati in modo accessibile.
e ai vasi sanguigni di tutto il corpo. Quando riceve un segnale di pericolo
(un’infezione, un trauma, anche un forte stress emotivo), apre i suoi “magazzini”
e riversa nel tessuto una serie di sostanze chimiche. Queste sostanze
servono a difendere il corpo, ma se vengono rilasciate troppo spesso
o in modo non regolato, mantengono un’infiammazione cronica che diventa
essa stessa fonte di dolore.
far crescere e riparare le fibre nervose. Nel dolore cronico, però,
viene prodotto in eccesso. Questo fa proliferare troppi nervi nei tessuti infiammati
e abbassa la soglia del dolore: sensazioni che normalmente non farebbero male
iniziano a essere percepite come dolorose. È uno dei principali motori
del passaggio dal dolore acuto al dolore cronico.
quando c’è stress (incluso il dolore cronico), produce cortisolo per affrontarlo.
Quando il dolore non si risolve, il termostato rimane acceso troppo a lungo.
Il cortisolo elevato in modo cronico danneggia l’ippocampo,
la parte del cervello che regola l’umore, aprendo la porta alla depressione.
La producono cellule chiamate microglia, attivate dai segnali infiammatori
che arrivano dai mastociti periferici. La neuroinfiammazione altera
la trasmissione dei segnali cerebrali, amplifica il dolore
e riduce la produzione di serotonina, contribuendo alla depressione.
su una frequenza di allarme continua. Anche stimoli lievi vengono interpretati
come dolorosi. Questa è la sensibilizzazione centrale: il dolore non viene più
dall’organo malato, ma da un sistema nervoso diventato ipersensibile.
È per questo che il dolore pelvico cronico può persistere anche dopo
che la causa iniziale sembra risolta.
e in modo eccessivo. Non è una malattia rara come si pensava:
colpisce circa il 17% delle persone. Chi ne soffre può avere
reazioni sproporzionate a stimoli quotidiani (cibi, stress, esercizio, caldo/freddo)
con sintomi molto vari: dolore cronico, problemi gastrointestinali,
affaticamento e, come le ricerche del 2025 confermano, depressione e ansia.
del loro ruolo nel dolore. Una ricerca del 2025 ha rivelato che servono
a impedire che un dolore acuto diventi cronico. Quando queste “guardie”
funzionano bene, proteggono il tessuto. Quando sono ridotte o disfunzionali,
il dolore ha più facilità a cronicizzarsi. Sono un nuovo bersaglio
di ricerca terapeutica.
“proliferano” nell’area infiammata, creando nuovi rami come radici
che si espandono in un terreno fertile. Questo aumenta il numero di recettori
del dolore disponibili, rendendo la zona ancora più sensibile.
Nei tessuti vulvari delle pazienti con vulvodinia, questo sprouting
è stato documentato con chiarezza nelle ricerche più recenti.
❓ Domande frequenti (FAQ)
1. Cosa sono i mastociti e perché sono importanti nel dolore pelvico cronico?
I mastociti sono cellule immunitarie residenti nei tessuti, in particolare vicino a nervi e vasi sanguigni. Nel dolore pelvico cronico vengono attivati da stimoli infiammatori, fisici e psicologici. Rilasciano triptasi, NGF, istamina e citochine che amplificano il segnale doloroso e mantengono l’infiammazione cronica. La loro densità è significativamente aumentata nei tessuti pelvici di pazienti con cistite interstiziale, endometriosi, vulvodinia e CPPS.
2. C’è un legame scientifico dimostrato tra dolore pelvico cronico e depressione?
Sì. La revisione sistematica e meta-analisi del 2025 (PubMed 39733489) ha confermato che le donne con CPP hanno quasi il doppio della probabilità di sviluppare un disturbo d’ansia rispetto alla popolazione generale. La comorbilità con la depressione è significativamente aumentata, con forti associazioni a trauma emotivo precoce, endometriosi e traumi chirurgici. I meccanismi biologici comuni includono neuroinfiammazione mediata dai mastociti, disfunzione dell’asse HPA e alterazione del metabolismo della serotonina.
3. La MCAS può causare depressione?
Sì. Studi pubblicati nel 2023 e 2025 mostrano che la MCAS è associata a un rischio significativamente aumentato di depressione, ansia, disturbo da attacchi di panico e ADHD. I mediatori chimici rilasciati dai mastociti in modo anomalo creano un ambiente neuroinfiammatorio che altera la funzione cerebrale e la regolazione dell’umore. Nei pazienti trattati con terapie anti-mastocitarie si osserva spesso un miglioramento parallelo dei sintomi neuropsichiatrici.
4. Le terapie stabilizzatrici dei mastociti sono sicure?
Le categorie farmacologiche stabilizzatrici dei mastociti (cromoglicato di sodio, ketotifene fumarato) hanno un profilo di sicurezza generalmente buono. Tuttavia, ogni farmaco ha indicazioni, controindicazioni e interazioni specifiche. La valutazione di opportunità, dosaggio e durata spetta esclusivamente al medico specialista. Non intraprendere mai terapie farmacologiche senza indicazione medica.
5. Perché la depressione aggrava il dolore pelvico cronico?
La depressione riduce la capacità del sistema nervoso centrale di modulare il dolore. Le vie discendenti inibitorie del dolore, che normalmente frenano i segnali dolorosi in arrivo, dipendono parzialmente dalla serotonina e dalla noradrenalina. Quando queste sono ridotte per effetto della neuroinfiammazione mastocitica, il filtro inibitorio si indebolisce e il dolore viene percepito con più intensità. Trattare la depressione è quindi parte integrante del trattamento del CPP cronico.
6. Il trattamento osteopatico è indicato in presenza di comorbilità depressiva?
L’osteopatia può essere un utile complemento in un percorso multidisciplinare. Non sostituisce la valutazione psicologica o psichiatrica, né la farmacoterapia quando indicata dal medico. Il suo contributo principale riguarda la riduzione della tensione tissutale, la modulazione del sistema nervoso autonomo e il supporto alla propriocezione. Trattare il corpo in modo integrato aiuta a ridurre il carico sullo stress sistemico, un fattore che alimenta sia il dolore sia la componente depressiva. Ogni percorso viene valutato individualmente con il paziente, sempre in accordo con gli specialisti coinvolti nel caso.
